[fusion_builder_container hundred_percent=”no” equal_height_columns=”no” menu_anchor=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” class=”” id=”” background_color=”” background_image=”” background_position=”center center” background_repeat=”no-repeat” fade=”no” background_parallax=”none” parallax_speed=”0.3″ video_mp4=”” video_webm=”” video_ogv=”” video_url=”” video_aspect_ratio=”16:9″ video_loop=”yes” video_mute=”yes” overlay_color=”” video_preview_image=”” border_size=”” border_color=”” border_style=”solid” padding_top=”” padding_bottom=”” padding_left=”” padding_right=””][fusion_builder_row][fusion_builder_column type=”1_1″ layout=”1_1″ background_position=”left top” background_color=”” border_size=”” border_color=”” border_style=”solid” border_position=”all” spacing=”yes” background_image=”” background_repeat=”no-repeat” padding_top=”” padding_right=”” padding_bottom=”” padding_left=”” margin_top=”0px” margin_bottom=”0px” class=”” id=”” animation_type=”” animation_speed=”0.3″ animation_direction=”left” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” center_content=”no” last=”no” min_height=”” hover_type=”none” link=””][fusion_text]

Secondo il manoscritto di Giovanni Battista Gabbi ‚ÄúLe Chiese di Parma‚ÄĚ, le origini antichissime di questa¬†Chiesa si fanno risalire attorno al 1143, anni in cui essa era di spettanza dell‚ÄôAbate di San Giovanni, per¬†passare poi alla giurisdizione del Vescovo.

Viene citata da Bonaventura Angeli nell‚Äôanno 1355 per i miracoli attribuiti alla Madonna dipinta su un¬†pilastro in Co‚Äô di Ponte, presso la Chiesa di tutti i Santi. Incerte altre notizie (pur riportate da Enrico¬†Scarabelli Zunti) secondo cui nel 1317 la nomina del Rettore spettava alla Badessa del Monastero di¬†Sant‚ÄôAlessandro, per appartenere in seguito all‚ÄôOrdinario di Parma. Cos√¨ pure √® controversa l‚Äôunione con¬†l‚Äôantico Oratorio di Santa Teopista, unione che, secondo altri, avvenne solo nel 1582. √ą dato per certo, invece,¬†che nel 1485 la Chiesa, ‚Äúper vetust√† minacciando ruina‚ÄĚ, venne rifabbricata a proprie spese dal generoso Rettore don Giovanni Franceschi, mentre non trova conferma la notizia secondo cui la Chiesa aveva¬†l‚Äôingresso principale da Borgo San Domenico. Infatti, come risulta dalla pianta di Parma rilevata nel 1592 da¬†Smeraldo Smeraldi, alla fine del Cinquecento essa aveva la stessa conformazione attuale, ma con una campata¬†in meno e quindi senza le prime due cappelle, conservando davanti alla Strada Maestra di San Francesco¬†(come allora si chiamava Via Nino Bixio), un piccolo piazzaletto a mo‚Äô di sagrato. Solo fra Sei e Settecento,¬†per far fronte al crescente numero dei fedeli, la Chiesa verr√† allungata occupando lo spazio libero di fronte¬†alla Strada Maestra di S. Francesco e venendo cos√¨ ad assumere la forma stretta e lunga che conserva tuttora, e¬†come √® gi√† raffigurata nell‚ÄôAtlante di Gian Pietro Sardi del 1767.

Nel 1826 si rese indispensabile il rifacimento della facciata che venne eseguito su disegno e sotto la direzione¬†dell‚Äôarchitetto della casa ducale Paolo Gazola; due anni dopo vennero portati a termine i lavori di coloritura e¬†di restauro della facciata laterale e della porta secondaria su Borgo San Domenico, soppressa in seguito¬†perch√© non pi√Ļ in uso. Nel marzo del 1832, a causa di ripetute e rovinose scosse di terremoto, la Chiesa¬†riport√≤ gravi danni per cui dovette intervenire ancora l‚Äôarchitetto ducale Paolo Gazola e, dopo di lui, il primo¬†architetto di Corte, Nicola Bettoli, che attese anche al restauro dell‚Äôincompiuta torre campanaria.

Lina Grandinetti

[/fusion_text][/fusion_builder_column][/fusion_builder_row][/fusion_builder_container]